Ultima tappa. Consigli di viaggio per New York

Manhattan Skyline from the Brooklyn Bridge Park

Se Philadelphia è stata una piacevole scoperta, New York è sempre stata la destinazione del mio viaggio negli Stati Uniti. Confesso che non ero mosso da una passione indefinita ma da semplice curiosità. Credo che almeno una volta nella vita si debba visitare la Grande Mela. Giusto per capire di che si sta parlando. Ci bombardano ogni giorno di immagini che provengono da quelle parti ed ogni giorno ci riempiono di nomi e località che fanno riferimento a Manhattan. Insomma, comprata la guida specifica, mi son messo a studiare i luoghi, i percorsi, i monumenti da visitare.

Non ho fatto niente di tutto quello che avevo in mente. Continua a leggere

U.S.A. “hit and run”. In viaggio verso la grande Mela.

Manhattan SkylineHo preferito pazientare un po’ prima di scrivere di New York. Un po’ per gli impegni che la vita quotidiana non manca mai di offrire ed un po’ per capire quanto mi sia rimasto dentro. Da quando sono entrato a contatto con la provincia del sud degli Stati Uniti e con la gente di quei posti, questo grande e contraddittorio paese mi è entrato nel cuore stuzzicando sempre di più la mia curiosità.

Non ci possiamo far condizionare dai films che provengono da oltre oceano e non possiamo avere una idea monolitica dopo aver fatto uno o due viaggi. Gli Stati Uniti sono così eterogenei che non potrà mai esistere un unico assoluto aggettivo a descrivere quell’insieme di paesi.

Se al sud trovi un mondo, nel centro ne trovi un altro ed un’altro ancora è il mondo dell’ovest bagnato dall’Oceano Pacifico. Se esempi del genere sono validi per ogni località che visiti, ancor più veri diventano quando si parla di New York. La grande mela che non smette mai di catturarti nel profondo. Ti stupisce, ti prende e ti spaventa. Forse non è subito accogliente ma ti rimane dentro lasciandoti un sapore di piacevole insoddisfazione. Senti che ti sei perso qualcosa. Corri a confrontare la tua esperienza con quella dei tuoi amici. Cerchi di mostrare ai tuoi cari i ricordi e descrivi gli odori ed i sapori celando con troppa difficoltà, forse, un po’ di nostalgia.

Streets of New York

New York è il riassunto del mondo moderno. La vetrina della sua arte, il contenitore della sua anima ma anche l’esempio più calzante dei suoi malesseri. Crocevia di culture e carovane proprio come accadeva un tempo nella vecchia Europa, New York ha ospitato e continua ad ospitare viaggiatori e gente in cerca di un futuro. Migranti ed artisti, bianchi, neri e gialli, ogni tipo umano è passato da quelle strade e continua a farlo. Continua a leggere

How, Why and What to upgrade

D90_vs_D7100Upgraditus. Gear Acquisition Syndrome. Call it what you will, we have all suffered from this terrible debilitating disease. Camera manufacturers are pushing new products onto us with a promise that our next camera will be the one, the perfect camera. The one that turns everything we shoot into a masterpiece.

If you simply buy this new camera your work will make everything else look like snapshots.  Other photographers wish they could get shots as good as you, but they can’t because they don’t have this awesome camera that you can purchase for the once in a lifetime price of a second hand car / deposit on a house.

Camera manufacturers are a business. If we didn’t lust after the newest lenses or the ground breaking new body, then their advertising departments would not be doing their job properly. Millions of dollars are spent every year to tempt you to part with your hard earned cash for their newest release “now with sprinkles”.

Not that there are not good reasons to upgrade, in fact far from it. There are many reasons to upgrade your body, your lens and any other piece of kit. You need to know why and how to [...]

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La mia cultura fotografica

I-am-NikonLo devo ammettere. La mia cultura fotografica non è tanta. Se mi chiedete cosa sia una aberrazione cromatica potrei rispondere a senso. Se mi chiedete cosa sia meglio tra un sensore full frame o un sensore APS-C, potrei rispondere per sentito dire. Ho scoperto il significato della profondità di campo solo sperimentando e scattando. Ho realizzato che un obiettivo f/1.8 è luminoso solo dopo aver provato il mio primo 35mm fisso.

Tutto quello che so è dovuto ad indicazioni trovate qua e la per la rete e, sopratutto, a tanta pazienza nello sperimentare e cercare il risultato che volevo. Sono un eterno insoddisfatto ed ho ancora bisogno di guardare al display della mia reflex subito dopo lo scatto perché non ho ancora la piena certezza di cosa verrà fuori.

Devo confessare anche una certa antipatia epidermica per molti degli smanettoni dei forum di discussione che perdono ore intere a dissertare sulla qualità di questa o quella lente, che manifestano il loro onanismo cerebrale nel commentare le prestazioni di una certa macchina fotografica che, molto probabilmente, non hanno e non potranno mai avere. Mi diverte e mi infastidisce al contempo l’atteggiamento di chi si atteggia da saccente e poi magari non conosce nemmeno le principali regole base della composizione. Leggo con ammirazione, tuttavia, quei professionisti seri che con pazienza e simpatia mettono a disposizione le loro conoscenze. Da questi ultimi c’è tanto da imparare.

Ammetto di non conoscere tutta la tecnica fotografica possibile ed ammetto di non conoscere ancora come meritano i grandi maestri che hanno trasformato in arte questo gioco della tecnica nato pochi decenni fa. Ammetto, però, di scattare con passione e curiosità. Ammetto di cercare la soddisfazione in ogni singola immagine che inquadro e tendo a comunicare la stessa emozione che ho provato io. Forse un giorno mi prodigherò nella partecipazione di qualche workshop perché il confronto mi ha sempre affascinato e forse cercherò di colmare le mie lacune tecniche.

Io non sono un sapiente, non sono in grado di dare consigli ma la mia mente può elaborare delle opinioni.
Con questo mio piccolo sfogo (si badi, per niente polemico) voglio aprire una nuova sezione. Troppo spesso ho trovato sfoggi di eloquenza nei siti a tema fotografico e troppo spesso non ho trovato la soluzione ma a mala pena la strada verso essa. Ecco, io voglio contribuire con le mie opinioni e le mie esperienze a dare delle indicazioni ai fotografi amatoriali dell’era digitale. Voglio spiegare perché ho scelto la mia d7000 e ho puntato sulla qualità di certe lenti piuttosto che di altre. Voglio chiarire – sempre che a qualcuno interessi :) – cosa mi è stato utile e cosa no e motivare certi acquisti. Mi piace l’idea che qualcuno – navigando per la rete – abbia quelle necessità che io ho già avuto e non voglia leggere di alchimie fotografiche e apparecchiature irrangiungibili. Voglio mettere a disposizione le mie esperienze.

Quindi, stay in touch, sperando di poter essere utile
Grazie

 

U.S.A. “hit and run”. Diario di un viaggio all’improvviso. Philadelphia

traveling by couchsurfing gives memories you would have never had

traveling by couchsurfing gives memories you would have never had

… e qui viene il bello ora. Cercare di fare un riassunto delle puntate precedenti a distanza di una settimana.
Non sono uno scrittore e, sebbene gli indizi dicano il contrario, non mi interessa scrivere articoli. A me piace viaggiare e fare tanti “click” con la mia amata macchina fotografica per poi lasciare un piccolo ricordo in una sorta di diario personale. Questo diario, naturalmente, deve essere fatto più di immagini che di parole.

Dunque, il titolo vi suggerisce qualcosa. Hit and Run - mordi e fuggi – ma, sopratutto, “all’improvviso“. In meno di una settimana ho deciso di prendere le ferie ed approfittare dei ponti lunghi per il 25 aprile ed il 1° maggio ed una settimana in tutto è durato il viaggio. Sono stato altre volte negli Stati Uniti ma la mia meta questa volta era sconosciuta: New York City. La ricerca mi suggeriva aeroporti alternativi per un biglietto economico e quindi Washington e Philadelphia sono state le mie tappe prima di arrivare nella grande mela.

Questo viaggio – credo di averlo scritto prima da qualche altra parte – è stato il primo  in cui sono stato stato veramente indipendente. Non avevo nessuno che mi desse indicazioni, nessuno che mi venisse a prendere all’aeroporto e nessuno che mi portasse a zonzo per la città ed i posti che la mia curiosità mi suggeriva. Solo con me stesso ad affrontare la dimensione del viaggiatore ed a dismettere, finalmente, la dimensione del turista. A parole lo fanno in tanti ma nei fatti non è cosa semplice. Non è una critica ma una semplice constatazione. Uscire dalla dimensione del confort borghese per buttarti in quella del viaggiatore mette a dura prova le tue qualità e ti sbatte in faccia ogni paura e pregiudizio.

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Streets of Philadelphia, Buildings

Le mie scelte per gli alloggi sono state diverse, come diverse sono state quelle per i trasferimenti interni. A Philadelphia ho chiesto aiuto tramite couchsurfing e si è rivelata la migliore delle soluzioni. A New York City, invece, ho trovato alloggio tramite airbnb a Brooklyn e si è rivelata quella più difficile ma sicuramente affascinante. Mi piace pensare che ho vestito i panni del viaggiatore dei secoli scorsi. Uno di quelli che nello spirito di adattamento e nella curiosità trovava le sue più grandi risorse. E di spirito di adattamento ne ho avuto bisogno.

La mia prima tappa: Philadelphia

Atterrato a Washington verso le 3.00 del pomeriggio sono andato direttamente alla Union Station. La stazione centrale della Capitale degli Stati Uniti. La mia stanchezza mi ha fatto commettere un errore: prendere un taxi e dare fondo a buona parte dei dollari che avevo cambiato in Italia. Il tragitto verso la Union Station è stato lungo (l’ho scoperto al ritorno quando ho preso l’autobus) ma una volta arrivati dentro la città si sono parati davanti alla mia vista tanti edifici neo classici e interessanti sculture che mi facevano pensare a Roma… ad una copia della città eterna forse, ma comunque molto belli. Washington DC sarebbe stata la mia ultima tappa, dopo New York ma eventi mi hanno fatto decidere di ritornare a Philadelphia per una notte in più. Non mi è dispiaciuto. A Philadelphia sono arrivato dopo meno di due ore di viaggio in treno attraverso la campagna americana viaggiando accanto ad un omaccione intento a corteggiare una gentil donzella. Lui non mi ha degnato di attenzioni – per fortuna – ma ascoltare il suo modo di proporle di uscire è stato esilerante. I tentativi di eloquio in francese ancor più comici…
Devo ammettere una cosa: solo in aereo ho scoperto le notizie storiche di questa città che per me, fino ad allora, era solamente la città di Rocky. Scoprire che è stata il luogo che ha visto la dichiarazione di indipendenza, scoprire che proprio li ha rintoccato la Liberty Bell, mi ha fatto emozionare. Lo devo confessare, quella repubblica che nasce nel nuovo mondo pronunciando la libertà da una monarchia come quella Inglese, esercita un certo fascino su di me e mi fa dimenticare le forti contraddizioni ed i forti mali che affliggono il mondo occidentale. A Philadelphia, per di più, non si respira la retorica che ho “sentito” – anche se solo di passaggio – a Washington DC. Si respira genuina autenticità. Formalità buona. Va be’… non lo so spiegare ma spero lo avrete capito :)

Leslie è una sempre sorridente insegnante di inglese di origini vietnamite. Leslie è stata la mia host trovata tramite couchsurfing e mi sento in dovere di scrivere due parole sul suo conto. Lei mi ha fatto sentire accolto. Sentirsi accolti è una sensazione particolare. Di casa ne ho una sola e non posso trovarla sempre in giro per il mondo ma l’ospitalità, quell’antico costume che mette in contatto le genti del mondo, è cosa rara e preziosa. Non saprei come descriverla meglio e non saprei come ringraziarla. Forse queste righe sono un tentativo per farlo. Non ha perso tempo a farmi sentire a mio agio. Arrivato a casa sono stato accolto da quattro persone che mi portano a cena in un ristorante messicano. Al diavolo la stanchezza (ero in viaggio dalle 6.00 del mattino ed il mio fuso orario mi ricordava che erano quasi le 2.00 del giorno dopo). L’entusiasmo era tanto e non potevo permettermi il lusso di perdere momenti preziosi in cui assorbire tutto quello che l’umanità aveva da offrire.

the Old chevy

the Old chevy

Sono stato a Philadelphia due notti e tre giorni. Ho camminato senza sosta ed ho fatto tesoro di ogni singolo momento. Ho trovato quartieri ricchi di verde dove la gente tra una corsa ed una passeggiata con il cane ha il tempo di salutarsi e prendere un caffè in locali piccoli ma accoglienti.
Consiglio di visitare il centro storico (sembrerebbe esserci la prima strada lastricata del nuovo mondo o comunque la più antica tra quelle esistenti) e di puntare diritti all’Independence Hall  un parco che comprende una serie di edifici storici e musei tutti legati all’indipendenza ed alla nascita degli Stati Uniti come li conosciamo oggi. Si respira vera Storia e le passeggiate sono piacevoli. Philadelphia è una piacevole scoperta anche per gli amanti dei musei. Prima di New York la cittadina della Pennsylvania era il centro culturale degli USA e si vede. Ancora oggi c’è fermento, attività teatrali, mostre e musei. Basti pensare all’imponente edificio del Philadelphia Museum of Art, conosciuto dai locali come the steps e famoso nel mondo per la statua di Rocky ma – vi garantisco – una volta dentro si dimenticano i films e si pensa solo a godere della vista delle opere d’arte esposte.

Un’altra raccomandazione è di non mancare le vie delle castagne e delle noci. Chestnut e Walnut st. sono vie alla moda, piene di negozi e localini dove si può bere e mangiare sempre qualcosa di buono (sembrerebbe abbiano avuto questo nome per via dei fondatori quaccheri che non volevano dare eccessiva importanza agli uomini che erano tutti uguali al di sotto di Dio. Per cui tutte le città fondate da queste comunità hanno nomi di alberi, animali e numeri per identificare le strade). Non è cosa che faccio di consueto quando viaggio ma questa volta mi andava: sono stato in un ristorante italiano e devo dire che la lasagna era buona come a casa. La mia regola è di chiedere una pietanza il cui nome sia scritto bene in italiano. Da non mancare, infine, i vari Irish Pubs e birrerie dove si possono gustare oltre ad ottime birre, naturalmente, anche sfiziosità fritte che in Italia non ho mai provato.

Le strade di Philadelphia sono – come in molte altre città americane – un ricco ecosistema umano che un appassionato di fotografia come me non può mancare. Occasioni per fotografare architetture inusuali come grattacieli misti a palazzi ottocenteschi sono frequenti e personaggi intenti a camminare, correre o andare in bicicletta, sono l’ideale per chi vuole cimentarsi nello street photography.

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Streets of Philadelphia

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Avenue of the Arts Building

Conservo ancora il sapore delle chiacchierate con Leslie e la sua rumorosa comitiva, i suoni ed i rumori delle strade, le immagini ben impresse mentre stavo seduto ad osservare la gente passare con calma o con fretta, leggere o ascoltare musica e che aveva il merito di riempire quei momenti di riflessione. Credo che ritornerò a Philadelphia. Merita una migliore scoperta.

A questo punto dovrei scrivere di New York. La grande mela. Ma preferisco andare a dormire e quando avrò sfogliato le foto come oggi cercherò l’ispirazione per scrivere di questa città che non appartiene agli Stati Uniti ma è un concentrato del mondo, nel bene e nel male. Grazie per aver speso il vostro tempo.